Come sopravvivere senza riscaldamento, ovvero: ode al kotatsu, il mio migliore amico giapponese

Sto scrivendo un po’ col cuore in gola perché ore fa c’è stato un terremoto forte e prolungato, di magnitudo 4 nella nostra zona e oltre a 7 nell’epicentro. La casa ha ballato e scricchiolato come una nave pirata per 1 minuto buono, un tempo assai lungo… ammetto che mi è venuto un colpo, perché mi è subito tornato alla mente il grande terremoto di marzo 2011. Ormai ci sono abituata, è vero, ma non è che sia molto felice quando si sentono delle scosse.

Comunque, oggi sono in modalità “Natale” e “cose nerd”… due cose che, combinate insieme, mi danno sempre grandi soddisfazioni. L’altro giorno la mia cara compagna di (s)ventura Akainatsuki del blog Bakabeans ha pubblicato un link molto interessante su facebook: 5 cose del vivere in Giappone che nessuno vi dice. Se fate parte del nutrito gruppo di individui deciso a mollare tutto pur di trasferirvi nell’ameno Paese del Sol Levante, vi invito caldamente a leggerlo (assieme a questo mio commento). “Perché mai dovrei leggere quella roba noiosa in inglese, Piermirca?”, si staranno chiedendo i più pigri fra voi. Perché altrimenti mi fate venire la tosse nervosa, che domande. Ma soprattutto perché l’articolo è divertente, scritto bene e i 5 punti discussi sono molto, molto veri.

Ora che avete letto l’articolo (giusto? :P ), vorrei fare una precisazione sul punto 3 – ospedali chiusi la sera e nei weekend. Suppongo che l’autore viva in periferia, perché qui a Tokyo non siamo messi poi così male. E’ vero, ci sono soprattutto cliniche private (che effettivamente chiudono la sera e il weekend), ma ci sono anche alcuni ospedali sempre aperti e col pronto soccorso. Certo, sono pochini per una metropoli così grande, e il problema è più che altro arrivarci. Come scriveva Giappopazzie, le ambulanze sono famose perché vanno lente come biciclette, sono gestite da personale non qualificato e fanno giri lunghissimi – soprattutto perché gli ospedali e le cliniche hanno la bella abitudine di rifiutare i pazienti. Per tutti questi motivi spesso mi ritrovo a pregare di non aver mai bisogno di cure mediche urgenti. Però via, potrebbe andare peggio! Per esempio potrei essere americana e ritrovarmi a pagare 2.000 dollari per curare un’unghia incarnita.

Anche sul punto 1 – il paese non è poi così bizzarro (anche in riferimento a manga / anime / pornografia) vorrei aggiungere qualcosa. Sicuramente il Giappone non è un paese così strambo e sessualizzato come si crede all’estero, e la tv in generale è molto casta. E’ anche vero però che la concezione giapponese del sesso è decisamente meno pudica di quella occidentale (vi ricordate il mio post sul mitico Kanamara Matsuri?), e molta della pornografia più deviante e disgustosa proviene dal Giappone. Basta farsi un giretto a Shinjuku – ma anche in altri quartieri – per vedere snack bar / locali di strip-tease / sexy-shop / centri massaggi / soapland / bordelli vari ogni metro quadrato. Basta dare un’occhiata ai negozi di Akihabara. E basta solo entrare in un qualsiasi convenient store per vedere in bella mostra (proprio di fianco a manga per ragazzi, giornali di moda e ci cucina) riviste erotiche e pornografiche, a volte tendenti alla pedofilia, con immagini esplicite in copertina. Le stesse riviste stesse che i salarymen comprano e poi magari leggono in treno, tranquillamente e senza pudore, davanti a vecchiette e infanti.

A parte questo, tutto ciò che è specificato in quell’articolo è la pura verità. Soprattutto ciò di cui vorrei parlarvi oggi: il punto 4 – riscaldamento… ovvero il grande assente di questo paese. Io, ormai lo sapete, sono un’esile donnina vittoriana con l’anemia, dunque soffro particolarmente il freddo. Capirete insomma che l’argomento mi fa incazzare come una iena mi sta particolarmente a cuore. Siamo nell’anno domine 2012 / quasi 2013 (lo specifico per chi fosse appena uscito dalla macchina del tempo) e Tokyo d’inverno è fredda come il nord-centro Italia. In più è spazzata da forti venti siberiani gelidi, che tagliano la faccia come rasoi. Però riscaldamento niente. Nothing. Nada. Niet. Rien. 何も. Uncazzo. Questo anche in posti dove nevica UN CASINO e fa parecchio freddo – come Nagaoka, la città del dear hubby. In effetti l’unico posto in cui hanno il riscaldamento centralizzato è l’Hokkaidō, l’isola polare a nord del Giappone… ma solo perché lì d’inverno la temperatura scende anche a -20/-30, senza i termosifoni creperebbero tutti. Sul serio, fa così freddo che ci fanno lo Yuki Matsuri (il festival della neve, famoso per le bellissime statue di ghiaccio).

Da quando vivo a Tokyo ho sentito varie giustificazioni per la mancanza di riscaldamento nelle case. Secondo me sono tutte stronzate molto discutibili. Di solito la scusa più gettonata è: “Ma in Giappone ci sono i terremoti! Se mettessimo i termosifoni sarebbe pericoloso, potrebbe esplodere la casa durante una scossa!”. Ovviamente non regge, perché qui il gas si usa comunque per la cucina (e mi risulta che abbiano i termosifoni in California, altra zona sismica dove l’inverno è sicuramente più caldo che in Giappone; qualche residente in zona può confermare?). Tale risposta discutibile è seguita a ruota da un’altra più irritante: “Ma in Giappone abbiamo sempre fatto così! Ormai siamo abituati. Perché mai cambiare?”, a cui di solito rispondo con una ginocchiata in faccia ricordando che non siamo alle Hawaii, e che una volta il cesso era in giardino, ci si sposava a 14 anni e si moriva a 50, non c’erano medicine, i denti si toglievano senza anestesia, si impiccava la gente in piazza, eccetera.

Varie congetture a parte, i motivi reali secondo me sono due:

1) Culturale: per i giapponesi l’inverno DEV’ESSERE DURO. E’ giusto così, dobbiamo sopportarne la rigidità per poter godere appieno della primavera e dell’estate. Il ciclo delle stagioni è importante – dopotutto le 4 stagioni ci sono solo in Giappone, ricordate? Tutto molto bello, se non fosse che nel Giappone moderno di naturale c’è ben poco, e che godersi la primavera dopo una bronchite recidivante non è il massimo. Tant’è… io sono straniera, chiaramente non capisco una cippa. Inoltre in Giappone il concetto stesso di casa è diverso da quello italiano. In Italia la casa è molto importante: è il centro della vita e degli affetti, dev’essere comoda, bella e spaziosa. E’ il migliore degli investimenti a lungo termine. Ma in Giappone, terra di catastrofe naturali, il miglior investimento è la terra. La casa è secondaria: potrebbe essere distrutta in un attimo da un terremoto, un tifone, uno tsunami, quindi non è costruita per durare. Inoltre tutto ruota intorno al lavoro, e sgobbando 12 ore al giorno rimane poco tempo per godersi la vita domestica. Qui casa è più che altro un posto dove tornare la sera tardi, guardare un po’ di tv e dormire.

2) Economico: in Giappone, soprattutto nelle grandi città come Tokyo, l’edilizia è selvaggia. I centri urbani sono sovrappopolati, c’è bisogno di costruire moltissimo e in fretta. Le case sono praticamente scatole di cartone, edificate in circa 4 mesi e da demolire dopo una ventina d’anni, anche per colpa dei terremoti (e per il discorso culturale di cui sopra: di solito ai giapponesi frega una mazza della casa). Fare il riscaldamento centralizzato rallenterebbe i tempi di costruzione e aumenterebbe i prezzi degli immobili, che già sono tra i più alti al mondo – per esempio l’affitto di casa mia, un bilocale minuscolo, è di circa 900 Euro e qui non è neanche eccessivo… vedete un po’ voi. Pare che nelle zone ricche di Tokyo comincino a costruire case e appartamenti con il riscaldamento centralizzato, ma mi dicono che i prezzi sono abbastanza proibitivi.

A questo aggiungete il fatto che le case NON sono isolate – qui non sanno neanche cosa siano, i doppi vetri – quindi caldissime d’estate e freddissime d’inverno. Non scherzo, l’anno scorso avevo provato a mettere un termometro in salotto: durante la notte la temperatura scendeva a 4 gradi. A gennaio mi sveglio sempre con le orecchie fredde come ghiaccioli! Conosco russi e canadesi che si lamentano dei glaciali appartamenti di Tokyo, non so se mi spiego. “Allora come si riscaldano le case?”, vi starete giustamente chiedendo voi. Semplice: con le fetide, insalubri stufette a petrolio, proprio come 50 anni fa. Ah, la tecnologia che avanza! Così, con tutte queste belle case di legno e cartapesta, basta un niente e PUFF!… ci si ritrova tutti morti soffocati o bruciati – e infatti gli incendi dovuti alle stufe sono molto comuni. E’ un attimo e poi non si pensa più al freddo, comodissimo! Seriamente, adesso per riscaldare si usa molto anche l’aria condizionata (come negli uffici, in hotel, nelle stazioni, in molte scuole e ospedali). Ovviamente le bollette aumentano molto e la pelle si mummifica – qui l’inverno è secchissimo, senza umidificatore non si vive, con l’aria condizionata vi lascio immaginare che gioia. Praticamente devo srotolarmi le garze ogni mattina e scolarmi litri d’acqua per reidratare.

Buongiorno! Io, tutte le mattine da novembre a febbraio circa. Lo so, lo so… i miei capelli sono un disastro. (Foto trovata qui)

Ovviamente i giapponesi non sono completamente scemi, e per sopravvivere  in queste case-frigo hanno ideato un sistema meraviglioso: il KOTATSU! Ovvero una delle cose che amo di più del Giappone. Per chi non lo sapesse, il kotatsu è sostanzialmente un tavolino riscaldato coperto da un piumone. Non è proprio un sistema di riscaldamento perfetto (culo caldo e schiena fredda? Check! Shock termico ogni volta che ci si alza per andare in bagno? Check!), ma credetemi: d’inverno, e con un paio di coperte ulle spalle, è una vera delizia. Ecco la foto di quello che abbiamo rubato preso in prestito da casa dei miei suoceri.

Beware, the mighty kotatsu! Il piumone è coperto con la federa conigliosa: non è bella, DI PIU’.

E per i più secchioni ecco l’info time! Copio da wikipedia (perché non ho voglia d’impegnarmi, guarda un po’ che novità):

Il kotatsu (炬燵) è formato da una fonte di calore (tipicamente una resistenza elettrica) fissata al telaio di un tavolino, che può essere realizzato oltre che con il tradizionale legno anche con plastica o altri materiali. Solitamente una coperta viene drappeggiata intorno al telaio sotto al piano del tavolo. Questa coperta viene rivestita da una seconda coperta più pesante che prende il nome di kotatsugake (火燵掛布). I kotatasugake hanno spesso una funzione decorativa, e possono essere disegnati per abbinarsi all’arredamento dell’abitazione. Per riscaldarsi ci si siede sul pavimento o su degli zabuton, mettendo le gambe sotto al tavolo con la parte inferiore del corpo avvolta dal kotatsugake. Il kotatsu è stato ideato pensando ai tradizionali abiti giapponesi che permettono al calore di entrare dalla parte bassa dei vestiti e di uscire dal collo, riuscendo così a scaldare tutto il corpo.

La maggior parte delle abitazioni giapponesi non sono isolate termicamente in maniera efficace come accade per quelle occidentali e non sono dotate di impianti di riscaldamento centralizzati per scaldare i vari ambienti. Riscaldare la casa è molto costoso, sia per l’insufficiente isolamento termico che per l’esposizione alle correnti d’aria degli appartamenti. L’utilizzo dei kotatsu consente di avere una fonte di calore relativamente economica a cui affidarsi durante i mesi invernali, tenendo conto del fatto che i futon riescono a trattenere l’aria calda. Le famiglie possono scegliere di concentrare le loro attività nella stanza in cui è collocato il kotatsu per risparmiare sui costi dell’energia. Nella stagione estiva la coperta viene rimossa ed il kotatsu può essere usato come un normale tavolino.

E’ una cosa meravigliosa o no? Io amo il kotatsu. E’ il mio unico vero amico giapponese. L’acquisto migliore fatto in 4 anni di vita a Tokyo. My sun and stars (cit. Khal Drogo). Ogni inverno mi infilo sotto al kotatsu per non uscirne mai più – salvo che per andare al lavoro, per sporadiche visite al bagno e per dormire. Insomma, vado in letargo. Mi trasformo in un orrido ibrido donna-kotatsu, un’indolente lumacona tutta libri / pc / serie tv / videogames, e ne vado molto fiera. Praticamente metto radici attorno alle tiepide gambe del tavolino. E’ il paradiso del nerd! Uscire? Impegni? Vita sociale? Cosa?! Io ho il kotatsu, non mi serve altro.

Per provarvi che non sparo frescacce, eccovi una mia foto invernale molto indicativa, mentre sono ben sepolta sotto all’adorato kotatsu. Oh, mega-scoop: finalmente state per vedermi! Brace yourselves! 3, 2, 1… eccomi, che emozione!

Cucù! Sono carina, vero? Purtroppo avevo messo a lavare la federa conigliosa ed era un po’ che non andavo dal parrucchiere, ma a parte questo mi sembra una gran foto.

Vi dico solo che l’altro giorno ho scritto questo post su facebook: “Sei il sole della mia vita, nessuno mi scalda il cuore come te. Ti amo, kotatsu. ♥” Bene, alcuni dei miei contatti hanno ingenuamente pensato che parlassi del dear hubby e si sono complimentati per il nostro amore. LOL, figurarsi… non mi riferirei mai a mio marito in termini così stucchevoli, e poi il kotatsu mi scalda i piedi molto meglio di lui! :mrgreen: A parte questo, mi scuso: sono una pessima poetessa, il kotatsu merita versi migliori. Quindi a voi l’onore, oh lettori con velleità letterarie. Chiunque voglia scrivere qualche verso lirico sul kotatsu è il benvenuto. Lasciate pure i vostri haiku nei commenti e la prossima volta saranno pubblicati. A presto!

P.S. Colgo l’occasione per ringraziare Orso ChiacchieroneStato Mentale e La Triquetra per avermi assegnato il premio Colours, e Portinaio d’altri mondi (in mega ritardo, sorry!) per avermi citata come miglior sito al MIA 2012. GRAZIE, un abbraccio collettivo!

Informazioni su Hagane

Come mi chiamo: non dirò il mio vero nome. Però potete chiamarmi Hagane (鋼), che in giapponese significa Acciaio. Chi sono: donna, italiana, residente a Tokyo. Sopravvivo alla vita dal 1980 e ne vado molto fiera. Go me! Personalità: cinica, introversa, curiosa, idealista, ironica. Stato civile: gaijin laureata in Lingue Orientali, coniugata e perennamente squattrinata. Occupazione: insegnante di lingua italiana / schiava precaria. Passioni: cinema, fotografia, libri, videogames, grafica web, internet. Musica rock, indie, grunge, punk e metal. Arte. Mitologia e leggende orientali. Hobbies: poltrire sotto al kotatsu ingozzandomi di mandarini, scrivere sul blog, cantare sotto la doccia, contarmi le dita dei piedi. Aspirazioni: diventare eremita! Così potrei finalmente camminare senza timore che la marea umana nipponica mi travolga. Amo: il mare. I boschi. Le onsen e i templi giapponesi. I ciliegi in fiore e gli aceri. Il silenzio. Le persone intelligenti, alla mano e spiritose. Gli animali, soprattutto gatti, criceti, cincillà, scimmiette, pappagallini e serpenti. Odio: le persone stupide, prive d'originalità, razziste e sessiste. Gli ipocriti. I menefreghisti. La ressa per strada. La pioggia e il vento. Le formalità. Le ingiustizie. Ghiotta di: curry, lasagne, yakisoba, sashimi, linguine al pesto, chili con carne, cappelletti, passatelli, fondant au chocolat e imagawayaki.

Pubblicato il 8 dicembre 2012, in Differenze culturali, Giappone, Umorismo, Usi, costumi e tradizioni, Vita a Tokyo con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 89 commenti.

  1. Oh yeah, come dimenticare i balzi al mattino della mia gentile consorte che si avvingjia al termosifone come se non ci fosse un domani?

    a.

  2. Io ci dormirei volentieri sotto il kotatsu, stile gatto al calduccio. Ora lo metto nella letterina per Babbo Natale, me ne sono innamorata! Un forte abbraccio =)

    • Infatti il kotatsu è amatissimo dai gatti! ^_^
      Se googli “kotatsu cat” trovi tante immagini e foto di gatti che si godono il tepore del kotatsu… loro sì che hanno capito tutto dalla vita! ;)
      Un abbraccio a te!

  3. Mmm… ma quindi si può usare anche come tenda?

  4. Post divorato con grandissimo piacere, come sempre!
    Una cosa che mi chiedo a proposito degli ospedali, da quando ho visto Lost in Translation, è: che cos’è quel tubo che passa per il soffitto? L’hai già detto da qualche parte? Perché questa curiosità mi tormenta.
    Per il resto, sono freddoloso e questa cosa dei termosifoni è bruttissima e sconvolgente. Non mi lamenterò mai più del fatto che in casa mia d’inverno si arrivi ai 15 gradi notturni!

    • Grazie Jon, sono contenta che il post ti sia piaciuto! Mi fa tanto piacere leggere un tuo commento. :)
      15 gradi notturni… ma MAGARI! Farei i salti di gioia. Una temperatura così posso solo sognarmela la notte.

      Riguardo a Lost in Translation, ho visto il film anni fa ma non ricordo la scena dell’ospedale. Quindi non ho ben presente… non è che sono i passanti per le tende? Quando sono stata all’ospedale (mi sono beccata il norovirus, 2 anni fa, e infatti mi hanno portata in clinica gli zii di mio marito, altrimenti probabilmente le ambulanze mi avrebbero scarrozzata in giro per tutta la città per ore!) non mi pare di aver visto tubi.
      Però mi hanno fatto una flebo di soluzione salina, e ricordo che sul soffitto erano incollati tanti passanti curvi per le tende. Così ogni letto rimane separato da tende di plastica, che vengono tirate all’occorrenza – di solito la notte.
      Non so se mi sono spiegata… ho trovato una foto: http://best-b2b.com/userimg/808/813-2/hospital-curtain-575.jpg
      In alcune stanze i passanti sono di più e sembrano proprio dei tubi bianchi. Sono questi?

      Rivolto a tutti i lettori: ricordate, se vi piace scrivere e vi va di comporre qualche verso in omaggio al kotatsu, prego… scrivete pure tutto nei commenti, così pubblico per Natale (ovviamente col vostro nome/link). :D

      • Ahimé, le conosco bene le tendine ospedaliere, le avrei riconosciute. Ma non temere,
        Piermirca! Ho il supporto audiovisivo!

        Certo beh… è innegabile che non fosse un tubo manco per niente… ricordavo male, sorry :D

        • Ah, visto!! :)
          Non ho la più pallida idea di che cosa sia quella roba… non mi è mai capitato di vedere una cosa simile negli ospedali dove sono stata.
          Presumo sia un cestino/scatola per trasportare cose (tipo radiografie, strumenti, cartelle mediche, ecc.) nelle altre stanze… possibile? O no? Boh. ^_^”

  5. Quanta verità! Sono commossa.

    • Grazie cara! :)
      Prima o poi doveva succedere… non potevo non lamentarmi anche sul blog della mancanza di riscaldamento in Giappone. Lo sai che ne parlo continuamente, ho il chiodo fisso! :lol:

  6. Stavo pensando;Ma se il Giappone ha un sacco di Centrali Nucleari per quale caspita di motivo l’energia è così cara? Non dovrebbe costare pochissimo e avere almeno i condizionatori! Non finirò mai di stupirmi di quanto sia strana questa Nazione! :shock:
    Tu dici di essere praticamente innamorata di quel tavolino ,ma a me sembra di una scomodità unica! :roll:
    Volevo passare gli ultimi anni della mia vita in Giappone :lol:
    ma mi sa che ci ripenserò ;)
    Non voglio morire congelata!! :mrgreen:
    Un abbraccio mio piccolo cubetto di ghiaccio :lol:

    • Bella domanda, cara Liù… in effetti tutti se lo chiedono e nessuno sa rispondere, ahahah! :lol:
      Seriamente: l’energia in Giappone non è poi COSI’ cara. Se in Italia si usassero l’aria condizionata e le stufe elettriche per scaldare tutti gli ambienti (compresi uffici e molte scuole e ospedali) come si fa in Giappone, le bollette sarebbero alte 3 volte tanto!
      Il problema è che, appunto, non essendoci i termosifoni, si è per forza costretti a scaldare elettricamente – ormai sempre meno persone usano il petrolio, per fortuna… da qui le bollette alte.
      Il kotatsu è adorabile, credimi… i tuoi gatti lo amerebbero, e se lo provassi non vorresti più uscirne! ;)
      Questo piccolo cubetto di ghiaccio di saluta e ti manda un bacio! ^_^

  7. Domanda…ma il riscaldamento manca anche negli hotel? Come fanno con gli stranieri?

    • Ma come… tu ci sei anche stata negli hotel giapponesi, non ti ricordi?
      Il riscaldamento c’è dappertutto, ma è aria condizionata! :D
      Solo quella nelle case e negli ambienti pubblici, mai termosifoni.

      • ci ho pensato e non ricordavo..ricordavo di aver avuto caldo perchè l’aria condizionata non funzionava bene ed era un novembre molto caldo..a dogni modo trovo terribile questa cosa :-/ che non ci si debba scaldare con l’aria..tremendo ..penserò a qualche verso per il tuo kotatsu ..magari esco un momento sul terrazzo che così mi viene l’ispirazione ( fa molto freddo stasera) ;-) baci

        • In effetti il riscaldamento centralizzato a gas è imbattibile.
          In teoria potremmo scaldarci senza problemi con l’aria condizionata, ma le bollette sarebbero altissime… e poi l’aria diventerebbe secca come il deserto, non mi sembra sano. -_-
          Sarei proprio curiosa di leggere una tua lirica sul kotatsu! :D
          Un bacione grande!

  8. Il KOTATSU.
    Penso di essermi innamorata in maniera folle quando l’ho visto e provato la prima volta, nel lontano 2009. Quando la mia okaasan lo ha messo via perchè ormai si era di Maggio, l’ho abbracciato con tutto l’ammmmmore possibile.
    E attualmente fisso i kotatsu di Muji o di Nitori con sguardo allucinato.

    Concordo per il freddo (anche se adesso ho la finestra aperta data la bella giornata): perchè nonostante tutta la tecnologia le case continuano a essere fatte di cartapesta? (ah, già, perchè questo è il Paese del FAX. Tecnologia per le cazzate, per tutto il resto c’è il verbo Ganbaru *mortacci tua*)
    Io ultimamente ho una tattica di primo mattino: sveglia alle 7.10, alzo il braccio verso l’interruttore del condizionatore in modalità AC (24°C), premo il bottone, mi ritano sotto le coperte e punto la sveglia 20 minuti dopo.
    YES WE CAN.
    Il fatto che poi la mia stanza di 6 metri quadrati sia tiepida a la cucina abbia i cristalli di ghiaccio è solo questione di sfortuna XD

    A presto!
    Se un giorno ti va del curry a 350 Yen a Waseda, dimmi che porto un po’ di incazzosissime amiche coreane e cinesi.

    • Infatti, tu mi capisci: come si fa a non amare il kotatsu? Io lo metto via ad aprile e ogni volta mi sento triste come se dicessi addio a un vecchio amico.
      Mio marito non ha ben chiaro tutto questo mio entusiasmo per il kotatsu, ma ammette che è una goduria e appena torna a casa ci si rintana sotto… mi pare che gli piaccia molto, insomma! :P

      LOL, appena mi sveglio come prima cosa accendo l’aria condizionata! Mamma mia, a dirlo mi sento un po’ triste… per la serie, in Giappone si vive comodi! :lol:

      Il curry a 350yen lo apprezzerei moltissimo, grazie… ancor di più se in compagnia tua e di asiatiche incazzose! XD
      Però queste settimane sono drammatiche, ho un sacco da fare (adesso sto andando al lavoro, per dire)… dovrei liberarmi un po’ verso fine dicembre, che ne dici?
      Baci!

  9. Ok ognuno ha le sue abitudini,va bene che serve a temprar il corpo….ma cavolo senza riscaldamento noooo!per la notte non potresti usare il scalda sonno ,se non c’è lì fattelo mandare dall’Italia! per fortuna che le case son piccole così magari con piccola stufa 0 aria condizionata un pò si scaldano! capisco sempre più il perchè del nome tuo blog!!Dillo al marito che per star lì è una grande prova d’amore e gli vuoi un bene che neanche s’immagina!!visto quello che devi “subire”.magari non se ne rende conto essendo nato lì ,per lui è normale niente riscaldamento .Ma è stato in Italia in Inverno ?ha provato il TEPORE che c’è entrando nelle case riscaldate? ho visto un filmato del Giappone ,con i bambini che all’Asilo vengono fatti uscire nella neve a giocare con solo i pantaloncini (spero che sia una bufala!) ecco una cosa del genere in Italia avrebbe provocato una sommossa da parte delle mamme.Il cronista diceva che tutto ciò serve per immunizzare i piccoli…insomma o sopravvivi o muori ! un pò drastico come sistema ;(
    Buona giornata :)
    sottocoperta mi raccomando :D

    • Purtroppo è così, cara tissi… tutti sono convinti che il Giappone sia un paese avanzatissimo, io stessa lo ero, invece poi a vivere qui si scopre che sotto molti aspetti sono molto indietro (vedi il discorso riscaldamento e isolamento delle case).
      Mio marito in Italia ci ha vissuto 3 anni e mezzo, dice sempre che la casa riscaldata è una cosa bellissima e i suoi connazionali devono essere un po’ deficienti. Però ammette di esserci abituato… lui è uno che d’inverno gira in camicia e cappottino leggero. Viene da Nagaoka, appunto: città che gli studiosi di Giappone chiamano “snow land”. :lol:
      Lì nevica METRI di neve d’inverno, tanto che devono spalare ore davanti alla porta d’ingresso per poter uscire di casa. Eppure tutti vivono in ste casette male isolate e senza riscaldamento, vanno avanti con le stufe a petrolio… se stanno bene così, contenti tutti. ;)
      Il video di cui parli l’ho visto anch’io anni fa: non era una bufala, ma si riferiva ad un asilo particolare… assolutamente NON tutti gli asili giapponesi fanno una cosa simile, ci mancherebbe! XD
      Ciao, buon weekend!

  10. …e io che avevo provato a farlo arrivare in Italia, ma non c’è verso a meno che non sborsi la cifra esatta di “l’iradiddio” :( penso di essere al tuo livello dato che in casetta qua non c’è riscaldamento, spifferi ovunque e va solo la stufa a pellet. ma il pavimento è ghiacciato. allora potrei cavarmela benone anche in Giappone XD
    Per fortuna non è successo niente col terremoto!

    • Purtroppo immagino che le spese di spedizione siano allucinanti… spedire anche un oggettino piccolo da Giappone a Europa è molto costoso. :(

      Mi dispiace che anche tu non abbia il riscaldamento a casa, solidarietà!
      Scusa se te lo chiedo, ma per caso vivi in uno degli appartamenti riservati agli studenti, oppure paghi un affitto MOLTO basso?
      Perché anch’io nel mio monolocale veneziano non avevo il riscaldamento, però era appunto una casa da studenti: nessun altro l’avrebbe affittata, anche perché era troppo piccola (eppure era isolata meglio di questa a Tokyo)! :lol:
      Il punto è che qui in Giappone il riscaldamento di solito non lo mettono da nessuna parte; neanche in città con metri di neve, neanche nelle case nuove o le villette. Non averlo è la norma… invece in Europa è normale avere il riscaldamento e anomalo non averlo.

      Grazie, per fortuna nessun problema col terremoto.
      Ciao, buon weekend! ^_^

      • no no, sono sempre a casa mia, ma per stare un pò per conto mio mi sono spostata in un pezzo di casa adibita a garage (che genio aann? XD), per quello quando era stata fatta non era stato integrato il riscaldamento. mi ero pure presa le ciabatte papusse che si scaldano con la spina, le vendono la? perchè sono la salvezza!

        • Ah, ecco perché! :D
          Povera, dev’essere un gran freddo… hai comprato uno di quei termosifoni portatili a olio che si attaccano alla corrente? In Italia li vendono un po’ dappertutto… consumano parecchio ma meno delle stufette elettriche, e seccano meno l’aria. Io ne vorrei uno ma qui son più costosi e difficili da trovare, e in fondo col kotatsu vado bene. :)
          Le babbucce riscaldate non le ho mai viste ma penso che le vendano anche qui; in effetti mi sembrano un’ottima idea! :lol:
          Un bacio, cerca di stare al caldo!

  11. Ieri sono ufficialmente persa nei meandri dei link che hai linkato!!
    Mi spiace molto per il terremoto… chiaramente lì da te è un’altra cosa però anche qui ultimamente non sta scherzando (ogni notte in un posto diverso) e in più la CERTEZZA che la maggior parte delle case non siano abbastanza o affatto antisismiche!
    Peccato per il riscaldamento… anche se il kotatsu sembra proprio una bella tana… mi ricorda vagamente quelle case-tenda di sedie e coperte che costruivo da piccola… Comunque tutte queste contraddizioni nipponiche mi affascinano sempre più: datemi un corso di laurea in antropologia comparata e vi conquisterò il mondo :D

    Tanto scrivo sempre a orari sbagliati… oramai starai dormendo!

    Un caro saluto,
    Emerald

    • Ciao cara!
      Nah, non sto ancora dormendo… lo sai che sono nottambula. :D
      In effetti in questo post ho calcato la mano sui link, ma lo faccio quasi sempre, LOL!
      Tana è un’ottima definizione per il kotatsu, molto azzeccata! Sono qui sotto anche adesso e non ho la forza di alzarmi per andare a letto… è così caldino, si sta tanto bene e non voglio muovermiiii!
      Ho saputo dei terremoti in Italia: di recente ce n’è stato uno proprio nella mia città… per fortuna tutto bene!
      Maledetti terremoti, speriamo che ci lascino tutti in pace. -_-
      Un abbraccio!

  12. Ovviamente ho scordato un mi* nella frase iniziale…
    Meglio che torno a scrivere i miei articoli, va… XD

  13. Che bella che sei nella foto…hai fatto la dieta Ducan?

    • Ooooh, finalmente qualcuno si decide a farmi i complimenti per la foto! :mrgreen:
      Ma non avete visto che bel sorriso e che occhioni luminosi?!
      Grazie Portinaio, sei molto galante. Ho fatto la dieta Ducan, quella dissociata (altrimenti detta della doppia personalità) e anche quella anemica… e i risultati si vedono, no?

  14. Ci hai trollati con quella foto! ;)
    Comunque considera che a Roma sto vivendo l’esatto opposto, fuori fa un freddo cane ma avendo un riscaldamento condominiale centralizzato ed essendo un condominio pieno di anziani i termosifoni rimangono accesi tipo 12h al giorno…della serie che rientro a casa e mi metto in canottiera.
    Adesso mi odi. Fai bene.

    • No, non ti odio… mi limiterò a guardarti in modo passivo-aggressivo da sotto al kotatsu, tutta imbacuccata che neanche un esploratore del polo, sorseggiando un tè bollente – che mi riscalda ma nel frattempo mi buca l’esofago. Ora ti starai sentendo un po’ in colpa. Fai bene. :P
      Baci, Krossmann! :lol: :lol:

  15. Ma non ci sono nemmeno le stufe a pellet?!
    Se fossi in te, mi trasferirei a Sapporo (sarà freddo ma almeno c’è il riscaldamento)… Anzi ora che ci penso sarebbe meglio Okinawa.

    • EDIT: il commento mi è partito per sbaglio quand’era incompleto (a volte mi succede dal telefonino). Continuo. ;)

      Stufe a pellet no, mai viste… non sono neanche sicura che siano a norma, qui. :/
      Non so se in certe case “di lusso” ci sia il caminetto: può anche darsi, ma è una cosa molto rara.

      Io e il dear hubby abbiamo pensato spesso di trasferirci a Okinawa, infatti! :)
      Meno terremoti, anche se i tifoni sono fortissimi. Il problema è lo stesso del resto del Giappone: in questo paese l’economia è concentrata – molto stupidamente -quasi del tutto a Tokyo.
      Quindi trovare lavoro in altre città/zone è MOLTO difficile, a meno di non essere proprio richiesti da un’azienda. :(

  16. Leggere questo post a tre settimane dalla mia partenza per il Giappone non è il massimo XD e pensare che io parto da una casa con termosifoni, riscaldamento a pavimento e caminetto… non posso sopravvivere.

    Comunque ero già preparata psicologicamente, due anni fa ho passato a Tokyo il mese di agosto e ho già capito che lì le cose devono essere estreme, da una parte o dall’altra!
    Bellissimo post :) ciao!

    • Grazie Stila!
      Non preoccuparti, starai benissimo. Se vai in albergo-ostello non avrai problemi… le stanze sono tutte climatizzate automaticamente con l’aria condizionata. :D
      In caso contrario, basta che ti vesti un po’ di più del solito: comunque ti divertirai molto e non ti accorgerai del freddo. :lol:
      Buon viaggio e buone feste!

      • Vivrò in Giappone per un anno quindi mi sa che dovrò cominciare a vestirmi :P
        Ma come dici tu, chi lo sente il freddo quando sei immersa nella vita di Tokyo?
        Buone feste anche a te!

        • Ma sì, d’inverno basta che cerchi di coprirti bene e stare al caldo, ed è tutto ok. D’estate però sarà meglio svestirsi, perché si muore dall’umido! XD
          Vai tranquilla, comunque. :)

  17. Attorno alle gambe
    freddo d’inverno
    svanisce con dolcezza.

    In Italia sono le 9.30 e non posso fare di più dopo un weekend di bagordi di compleanno.
    Però come Haiku, stando a wikipedia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku ), è filologicamente perfetto. :-p

    Sempre piacevole leggerti! :-)

    • Ma sei un genio!! :D
      Grazie mille, fantastico!
      Hai composto un vero haiku, complimenti. E io che mi aspettavo un fioccare di scemenze! :lol:
      Bravissimo! Al prossimo post natalizio (che pubblicherò tra un paio di settimane) ci sarà anche la tua poesia con nome e link.

      • Beh, dai, è stata scritta veramente in 10 minuti :-P
        Però c’era un periodo in cui mi sono intrippato con gli haiku.
        Ad ogni modo… chissà quando mi deciderò a scrivere per bene nel mio blog… sono il peggior critico di me stesso… è solo quello il mio problema! :-/

        • Mi sembra bellissima, si vede che di haiku te ne intendi! Io non riuscirei mai a scrivere un haiku neanche a pensarci 1 ora. :P
          Non essere il peggior critico di te stesso… non ne hai motivo, credimi!

  18. Grande Hagane! aspettavo proprio un tuo post giapponatalizio :) Tra l’altro oggi ho pubblicato un post con la parola “giapponese” e ti ho pensato! Se ti va, buttaci un occhio, cito un libro che potrebbe farti fare due risate ;)

  19. Mamma mia… senza riscaldamento.. brrrrrrrrrrr!

    Allora, studierò un inno al kotatsu ;-)

    • Sarebbe fantastico, grazie!!!
      Proprio prima pensavo: “speriamo che E. componga qualcosa, speriamo che E. componga qualcosa!” :D
      Nei commenti c’è un haiku bellissimo che non vedo l’ora di pubblicare la prossima volta. :)
      Un bacione dalla gelida Tokyo (oggi c’è un vento che sembra un coltello di ghiaccio -_-).

  20. Ma porcaccia zozza.

    A causa della mia situazione di italiano-sposato-con-giapponese e padre-di-bambina speravo che una convivenza pacifica a lungo termine (leggasi integrazione) con i giapponesi fosse non solo possibile, ma perfettamente realizzabile.
    Tanto che -onestamente- non vedevo l’ora che arrivasse marzo, data della mia partenza per venire lì a ricongiungermi a famiglia e suoceri.

    Poi succede che arrivo per caso sul blog Bakabeans, mi iscrivo e giunge via feed un’invettiva sui buoni propositi per l’anno nuovo (godibilissima, condivisibile e sacrosanta, per carità! – mi sono immedesimato così bene che mi s’è riaperta l’ulcera allo stomaco da quanto ho simpatizzato).

    A stretto giro poi faccio un salto qui, su questa pagina. Leggo l’articolo proposto su Facebook da Akainatsuki ed il relativo tuo commento. Finisco di leggere questo post. Scende la lacrimuccia.

    Non pago, tuttavia, decido di leggere il blog Giappopazzie che avevo aperto in un’altra scheda.
    Vado stoicamente avanti fino alla storia dell’uomo-con-furgone vs stagista-in-bicicletta, che stupidamente ho letto a tarda ora. Risultato: rimirar soffitto per un po’ prima di prendere sonno.

    Ho fatto un sogno. A ‘sto punto l’ulcera mi sta parlando. Mi suggerisce di partire addirittura prima, che lì grazie ai salaryman sono all’avanguardia per il trattamento delle ulcere psicosomatiche =)

    Ma se inizio la mia permanenza in maniera franca e diretta ancorché con tatto e diplomazia, secondo te l’integrazione (almeno coi parenti stretti) è possibile? Oppure mi trovo comunque vada nel cestino dei rifiuti con un coltello in pancia entro un mese?

    Cordialmente,

    Matteo

    • Ciao Matteo, benvenuto!
      Allora, io ti consiglierei di smettere per un po’ di leggere qualunque blog – sia positivo che negativo – sul Giappone e sui giapponesi… o comunque di prendere tutto cum grano salis. ;)
      Ognuno ha le proprie esperienze e la propria situazione individuale. Questo blog è soprattutto umoristico: non voglio creare negatività, ma solo prendermi gioco/discutere di alcune caratteristiche del Giappone e di molti atteggiamenti giapponesi che spesso sono sconosciuti all’estero.
      Stai tranquillo, coi familiari l’integrazione è non solo possibile, ma anche altamente probabile! Io mi trovo bene con mio marito e con tutta la sua famiglia.
      Mia suocera mi chiama “figlia” e mi ricopre di complimenti e regali; mio suocero ogni tanto telefona e dice che “in casa manca la mia presenza e devo andare a trovarli presto”; mia cognata è adorabile e completamente diversa dall’immagine di “giapponese tipica”; la nonna piange quando me ne vado.
      Certo, quando i miei suoceri mi fanno qualche domanda imbecille sull’Italia (leggasi: “ma in Italia mangiate solo pane e pasta? Vi fa male alla salute!” oppure “ci sono le scimmie in Italia?”) ogni tanto mi viene il nervoso, ma io sono anche una discreta rompiballe. :lol:
      Se sei felice e con tua moglie va tutto bene, non preoccuparti troppo.
      Non saprei dirti se è meglio essere diretti o diplomatici… dipende da te e dalla tua famiglia giapponese. I miei suoceri sono persone di campagna e apprezzano la sincerità, per esempio.
      Secondo me dovresti essere gentile e diplomatico – almeno all’inizio – ma senza camuffare troppo il tuo vero carattere… cerca di rimanere te stesso.
      Un consiglio un po’ banale, me ne rendo conto, ma non saprei cos’altro dirti. :mrgreen:
      In bocca al lupo!

      • Ti ringrazio moltissimo della risposta. Non che io sia così volubile da cambiare idea ogni 3×2, però le tue parole m’hanno rincuorato. Sarà lo stress pre-partenza (graziarcàzzo), ma sono particolarmente teso!

        Sono felice di leggere che anche nelle famiglie giapponesi si può parlare: sono stato abituato fin da piccolo a discutere liberamente dei problemi e mi sarebbe veramente dispiaciuto dover cambiare rotta radicalmente solo per buon quieto vivere.

        Che poi io l’ho pure detto, a mia suocera, l’altra sera al telefono.
        お母さん、なんか、話があるんですけど。「イタリアの態度」について、最低には3月から5月まで。。。僕はきっとお父さんとお母さんに迷惑をかけます。でもね、僕はものすごく頑張りたいんです。だからね、分かっていただいてほしいんです。宜しくお願いします。
        Visto che s’è messa a ridere, ho pensato andasse bene =)

        Parlando d’altro: prima di partire avrei bisogno di contattare italiani che parlino bene il “giapponese degli affari” per una proposta di lavoro. Pensi che possa aspirare a scriverti una email? O se ciò ti fosse particolarmente antipatico, ad essere indirizzato a un altro dei tuoi contatti?

        E comunque vada, grazie infinitamente.

        Matteo

        • Di nulla!
          Vai tranquillo… conosco bene quella sensazione di euforia mista ad angoscia: prima di partire per il Giappone, 4 anni fa, ho provato la stessa cosa. ;)
          Penso che tu abbia fatto bene a parlare così con tua suocera: sei stato sincero ma gentile e hai usato gli onorifici giusti, sono sicura che lei ne è stata molto felice. E poi il “頑張る” ha sempre molto successo in Giappone… basta “ganbarizzarsi” e la gente ti guarda con maggior rispetto! :lol:
          Non so se nella tua famiglia giapponese potrai parlare liberamente: dipende dalle famiglie. Coi miei familiari nipponici posso parlare in modo piuttosto diretto – anche se la libertà di discussione che avevo in Italia non è paragonabile a quella che ho qui.
          Certo, i giapponesi crescono in una cultura molto diversa da quella italiana e questo sicuramente li condiziona (come condiziona noi)… però alla fine sono persone come tutti!
          Troverai giapponesi simpatici e stronzi, diretti e timidissimi, sinceri e ipocriti, buoni e cattivi, esattamente come in tutti i popoli del mondo. :)
          Riguardo al giapponese degli affari, grazie per aver pensato a me… purtroppo io col keigo faccio abbastanza pena, scusa! -_-
          Sono in grado di capirlo, ma sono una capra a parlarlo.
          Gli unici che conosco bravi col keigo sono i miei colleghi che vivono in Giappone da una ventina d’anni, e anche un ex-collega più giovane che ha studiato giapponese per oltre 10 anni.
          I colleghi più anziani lavorano full-time, sono sempre impegnatissimi e dubito che siano interessati… l’ex-collega invece chissà. Quando lo sento glielo chiedo!
          Ciao, di nulla! :)

          • Wow, che rapidità! Grazie mille per l’interessamento, ti prego di rigirargli l’email se fosse interessato (English no problem).

            A presto!

          • Non preoccuparti, lui è italiano! :)
            Nei prossimi giorni lo chiamerò per fargli gli auguri (purtroppo non lavoriamo più insieme e non lo sento più spesso come prima) e gli chiederò se è disponibile.
            Ciao!

  21. Zitta zitta tu scrivi un altro post eh? :)
    Sai che ho dovuto buttare il kotatsu perché nella nuova casa non ci stava, ma ne sento troppo la mancanza!

    • Ciao Sirdic!
      Eh sì, zitta e quatta… da quando vivo in Giappone sono sempre in modalità ninja! ;)
      Però questo non è il primo post dopo la mia luuunga pausa di riflessione, ero già tornata 3 settimane fa col post scemo sotto a questo.
      Noooo, hai venduto il kotatsu! Come hai potuto?! No kotatsu no life!
      Se non ci fosse non so come farei: di certo miei inverni in Giappone farebbero tanto più schifo.

      • Buttato, non venduto. Magari! Ora ti spiego come sto facendo: un bel condizionatore acceso che consuma 10 volte quello che consuma il kotatsu. Bello, vero? :)

        • Sì, scusa, intendevo buttato (ho avuto uno strano lapsus perché conosco altri stranieri che hanno venduto il kotatsu). Ribadisco: MAI buttare il kotatsu! Mai! È peccato! :(
          Il condizionatore adesso lo accendo 10/15 minuti al mattino e alla sera, per scaldare uniformemente la casa… e basta. In effetti il kotatsu impigrisce ma fa risparmiare parecchio! Ricompralo, dai: costano così poco! :D

  22. C’è poco da fare… ogni volta che penso che il Giappone abbia smesso di sorprendermi, ecco che mi arriva un ceffone rotante di assurdità in piena faccia. Seriously. Questo è quello che ho provato quando ho letto questo tuo articolo e i due link (quello su i cinque oscuri segreti dell’hokuto e quello di Giappo Pazzie)… senza parole! XDDD
    Aw, io le meraviglie del kotatsu non posso sperimentarle ma sono certa si stia una meraviglia, là sotto al calduccio. *___* Sai che nei “bei tempi andati” le famiglie qui usavano una sorta di sistema simile a quello del kotatsu? Solo che veniva utilizzato un braciere! Sai che esalazioni balsamiche…! XD
    Comunque credo – da quello che sono riuscita a capire della mentalità giapponese – che sia la barriera culturale (quella incatenata fino alle gengive alle antiche tradizioni) quella più problematica e ostica da abbattere per poter introdurre finalmente nelle case un sistema di riscaldamento moderno decente. Da quel che leggiucchio in giro, infatti, ci sono alzate di scudi un po’ per ogni questione: sanità, integrazione, politica…. ed è una cosa che limita tantissimo la crescita sociale del Paese, da quel che può capirne una povera demente come me! XD Le radici non si dimenticano, sono una parte intrinseca di quello che siamo… perché avere così tanto terrore della novità (che poi chiamare i termosifoni “novità”… parliamone! XDDD)? WHY!? *tono drammatico* Mah… meno male che c’è l’umorismo a rendere le stranezze del mondo una meraviglia pirotecnica di risate! :D
    Aspetto con ansia il tuo post natalizio! *___*
    Nel frattempo, un abbraccio fortissimo! X3

    P.S.: Porca miseria, avrei voluto commentare prima (sopratutto per il casino del terremoto, ma ho appena letto che state tutti e due bene e che l’epicentro era abbastanza lontano dalla zona in cui abitate, quindi mi sono tranquillizzata! TT___TT) ma c’è stato un macello con la linea dell’università e diversi black out dei quali non riesco a spiegarmi l’origine (io ero in un supermercato durante il primo e un tizio a urlato: “LA FINE DEL MONDO Ѐ VVVICINA!!” XDDD)… O___o e sono quindi stata costretta a aspettare il rientro a casa per avere una connessione decente (e, visto il paese in cui abito, capirai… mi sembrava una barzelletta!).

    • Ciao tesoro! :)
      Bellissimo commento, come sempre… concordo pienamente con te: soprattutto la resistenza culturale è quella che impedisce ai giapponesi di vedere i vantaggi dei termosifoni. Del resto la resistenza culturale è quella che impedisce a un casino di paesi – Italia compresa – di modernizzarsi, ed è tipica dei paesi che hanno storia e tradizione antiche.
      È importante trovare un buon connubio tra tradizione e innovazione moderna un po’ dappertutto nel mondo, secondo me.
      Detto questo, cazzarola, amicici giapponesi che passate di qui… si parla appunto di termosifoni, non di robotica: li vogliamo mettere almeno nelle città dove nevica 2 metri, come nell’home town del dear hubby?? :lol: :lol:
      Non preoccuparti, nessun problema per il terremoto! Qui le case saranno di cartapesta, ma c’è un perché: la cartapesta non si spezza! :D
      Un bacione, buone vacanze!

  23. Vorrei importare un kotatsu dal Giappone! :D

    • Ti capisco, anch’io lo esporterei in Italia… sono sicura che i miei familiari e amici lo adorerebbero! :D
      Però le spese di spedizione dal Giappone sono proibitive, mi sa che conviene costruirlo direttamente in Italia.

  24. kotatsu caldo;
    inverno svanisce e va
    per bakaneko

    che bellissimo blog per me, amante ignorante del nippon world! :)

  25. Passerò senz’altro a ricambiare gli auguri. Nyaaa!

  26. Tantissi CARI AUGURI per un SERENO NATALE :) Un GRANDE BACIO parte da Verona ed arriva fino a li … in Giappone ! :D
    AUGURI RAGAZZA ed AUGURI anche al MARITO ;)

  27. Ho visto che è arrivata la neve a Tokyo!

  28. Ciao Hagane! Sono Ju e vivo (non ufficialmente) a Kyoto da quasi un anno! :)
    Cercavo informazioni sul kotatsu, visto che questo è il mio primo inverno in Giappone e per fortuna nell’appartamento in cui sono venuta a stare ce n’è uno in dotazione! *_____*
    Bè che dire…come non amarlo? Stavo appunto cercando di capire quanto possa costare a livello di dispendio energetico e quante ore massime possa restare acceso, quando ecco che improvvisamente mi capita il tuo blog sott’occhio! Ahhh! Mi sono fatta quattro risate!! Davvero!!! Ahahaha! Condivido con te la disperazione per la casa-freezer!!! Giusto stasera mi sono resa conto che il mio olio da cucina si è ghiacciato!!! u___u
    Sai che io comincio a credere che i giapponesi siano dei patiti del freddo? Come lo spieghi che in inverno non riscaldino, mentre in estate ogni luogo al chiuso segni 15 gradi??? Poveri noi!!! Meno male che c’è il kotatsu!!! A proposito, tu sai dirmi quanto si spenda mediamente di bolletta? E se c’è un limite di tempo per l’uso?
    Grazie mille cara! ^_____^

    • Ciao Ju, benvenuta! :D
      Condivido le tue osservazioni sui giapponesi “patiti del freddo”… per me molti sono convinti che rafforzi lo spirito – lo penso ogni volta che vedo gli studenti delle elementari in divisa, in pieno inverno, coi pantaloncini corti/le gonnelline e le gambe VIOLA dal freddo. Poveri! :(
      Riguardo al discorso kotatsu, è una gran cosa e ti ci troverai molto bene (non vorrai più uscire da lì sotto, ci scommetto).
      Io lavoro come insegnante soprattutto il pomeriggio e la sera – il mattino di solito non esco – e ho un paio di giorni liberi in cui sono spesso a casa tutto il giorno. Mio marito è fotografo free-lance, quindi alcuni giorni è fuori dall’alba a notte, altri giorni invece è a casa.
      ODIO patire il freddo, anche perché sono di salute un po’ cagionevole… quindi il kotatsu (se sono a casa) è sempre acceso, e per scaldare tutto l’appartamento accendo l’aria condizionata a 23 gradi 3 volte al giorno, per circa mezz’ora ogni volta.
      Scusa ma non ho idea di quanto consumi il nostro kotatsu, non so più dov’è la scatola d’imballaggio. :/
      E’ un modello nuovo, comprato 1 anno e 3 mesi fa, con 3 regolazioni: “yowai, futsuu, tsuyoi” (debole, normale, forte), che penso siano paragonibili ai consumi di una normale stufetta alogena. Noi lo teniamo sempre regolato sul “debole”, perché altrimenti fa davvero TROPPO caldo alle gambe e non penso sia salutare.
      A queste condizioni, nei mesi invernali spendiamo dai 5.800 ai (massimo) 7.800 yen circa, con una media di 6.800 yen. Non mi sembra così tanto, visto che appunto non risparmiamo sul riscaldamento.
      Se tu lavori/studi e sei spesso fuori tutto il giorno, immagino che potresti spendere anche meno.
      Non c’è nessun limite di tempo per usare il kotatsu, dipende da come ti senti tu… l’unico limite è appunto la bolletta. ;)
      Ciao, buona domenica!

      • Siii, anche a me quei poveri bimbetti fanno una gran pena ogni volta! :(
        Un po’ come le ragazze trampoliere coi minishorts o le gonne inguinali pronte ad affrontare anche la neve! ;DD Strani questi giapponesi! Ma sono belli anche per questo!
        Ma che bello!! Fai l’insegnante di italiano!!! Quanto mi piacerebbe!! Io stavo pensando che potrei cominciare col dare lezioni private per il momento! Hai qualche consiglio da darmi? :)
        Grazie mille intanto per avermi risposto!! In verità io il kotatsu lo uso la sera perchè sono via tutto il giorno! Il dubbio mi è sorto perchè se per caso mi addormento una sera appunto e mi risveglio la mattina dopo non so, ho paura di causare involontariamente un incendio!!!!

        • Purtroppo non ho nessun consiglio da darti, anche perché vivi a Kyoto e non a Tokyo. :)
          Ti consiglio però di cercare le scuole di lingua italiana/lingue straniere della città e magari chiedere se hanno bisogno di insegnanti.
          Penso ci siano anche dei siti con database per insegnanti, per facilitare i contatti con gli studenti interessati a lezioni private al di fuori delle scuole. Anni fa ero anche iscritta ad uno di questi siti, non ricordo quale… comunque poi ho cancellato tutto perché ricevevo messaggi “strani” da parte di uomini.

          Riguardo al kotatsu: ovviamente NON dovresti addormentartici sotto, esattamente come non è una buona idea addormentarsi con la stufa (a petrolio o elettrica) vicino al letto, o con la sigaretta in mano. :lol:
          Se tieni la temperatura bassa non penso ci sia il rischio d’incendi, più che altro rischi di scottarti le gambe cambiando posizione durante il sonno.
          Magari lo accendi la sera quando torni a casa e poi lo spegni appena ti accorgi che cominci ad essere stanca.

        • Ah, se hai paura di addormentarti senza accorgertene o vuoi proprio fare un pisolino pre-nanna sotto il kotatsu, puoi mettere un timer o usare la sveglia del cellulare… la imposti un paio d’ore dopo, così sei super sicura di non passare tutta la notte lì sotto. ;)

          • Ahhh grazie mille!! In effetti per quanto possa essere allettante l’idea di passare tutta la notte qui sotto, alla fine la mia coscienza mi ha suggerito di rinunciare…e a quanto mi dici ho fatto bene…ahahaha! Ottima l’idea del timer!! Ahhh che gioia! *____*
            A proposito dei siti per le lezioni private, una volta ci sono incappata per caso…ma sul serio ti sono arrivati messaggi strani??? Oddio! Io pensavo che i maniaci giapponesi restassero nell’ombra! Meglio stare attente allora…
            Ma tu pensi che per dare delle lezioni private semplici, senza entrare in una scuola, puoi farlo anche col visto turistico? Perchè per ora sono dovuta rientrare per forza con questo e solo tra un mese me lo cambiano! >____<

          • I maniaci giapponesi restano nell’ombra, certo… o meglio, nella luce dello schermo del PC! :P
            (Scherzi a parte, qui è pieno di maniaci come altrove nel mondo, bisogna sempre fare attenzione.)

            Lezioni private (all’interno o al di fuori di una scuola, è lo stesso) in teoria non potresti farle col visto turistico. Lavorare senza regolare permesso di soggiorno in Giappone è illegale, non importa il tipo d’impiego.
            Poi in pratica tu puoi fare quello che vuoi ed è probabile che non ti succeda mai nulla; solo sappi che qui è una cosa illegale e punita con molta severità. Se ti scoprissero potrebbe diventare un problema molto serio.
            Leggi qui per informazioni sui tipi di visto e sugli eventuali problemi che fronteggia chi lavora senza averne uno: http://www.seta.it/code/unica/index.php?mod=news&opmod=read&id=it/1158844952
            Il sito di Unica è fatto molto bene… peccato che non sia aggiornato da anni, ma la legislatura in merito non è cambiata granché, e purtroppo l’immigrazione si è fatta ancora più sospettosa.

            Io non so che visto hai tu, sei studentessa o stai aspettando il visto lavorativo? Perché hai scritto che vivi a Kyoto da 1 anno… nel primo caso dovrebbe esserti permesso fare dei lavoretti part-time per arrotondare, credo, quindi non c’è problema.
            Comunque sei ti cambiano il visto tra un mese ti consiglio di aspettare: meglio stare sul sicuro, per così poco tempo non vale la pena di rischiare.
            In bocca al lupo per tutto! :)

          • Si, diciamo che è come lavorare in nero da noi ecco… Immaginavo…
            Io per una questione di visti e di indecisione sto facendo avanti e indietro dal Giappone da un anno, sempre seguendo dei corsi e l’anno scorso ho pure fatto un baito :)
            Ora sto aspettando il visto studentesco per iniziare il corso lungo da aprile!
            Allora magari aspetto direttamente di riceverlo… Già la vita da gaijin è dura così com’è, non vorrei incasinarla ulteriormente con deportazioni e multe varie!!! >____<
            Grazie mille dell'aiuto!!!!! :)

          • Sì, immagino che in teoria ci siano quasi gli stessi rischi che a lavorare in nero nel resto del mondo… in pratica però qui sono particolarmente severi e controllano davvero, quindi bisogna stare molto attenti.
            Quindi è decisamente meglio aspettare e andare sul sicuro! ;)
            A presto!

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