Dottore, chiami un dottore! Ovvero: la mia brutta esperienza in un ospedale giapponese

Qualche settimana fa vi avevo promesso un reportage semi-serio, ricordate? E io mantengo sempre le mie promesse. A meno che non riguardino sciocchezze tipo “andare a dormire prima”, ”svegliarsi presto” o “studiare i kanji invece di giocare ai videogames”, ovviamente. Oggi vi parlerò della mia brutta esperienza in un ospedale giapponese.

I primi tempi in questa valle di lacrime a Tokyo mi ammalavo spesso. Troppo spesso. Non ho mai avuto un fisico bestiale, ma quel periodo fu un disastro anche per i miei standard da fanciulla tisica. Probabilmente a causa dei milioni di individui sempre in giro – maledetti untori!, dello stress e della dieta diversa, mi beccavo ogni strano morbo in circolazione: cheratocongiuntivite virale, faringite, bronchite, orticaria, vattelappesca. “Oh, guarda, Escherichia Coli! Una piccola, tenera gaijin cagionevole! La vedi?” “Sì, Staphylococcus aureus! La vedo eccome… che bel bocconcino! Che ne dici, Herpes Simplex?”, “Mmmmh, che fame! Andiamo!”, sghignazzavano batteri e virus quando mi vedevano (mi piace immaginarli così). Praticamente ero dal dottore una settimana sì e una no. Per fortuna in Giappone le visite mediche e i farmaci costano poco, a patto di avere l’assicurazione sanitaria – circa 1.200 yen al mese (ad oggi 9 Euro) per i disoccupati, finanche 50.000 yen al mese (ad oggi 391 Euro) per i lavoratori, dipende dalle tasse versate.

Ma anche nei miei momenti peggiori (prima cioè di cominciare a drogarmi con vitamina C ed echinacea) non avevo mai avuto una reale emergenza. Almeno fino a un paio d’inverni fa, quando ho commesso una madornale cazzata. Sono andata all’izakaya vicino a casa con l’Onorevole Consorte e – chissà cosa diavolo mi sarà venuto un mente – ho deciso di ordinare un piatto di cozze e ostriche. Un. piatto. di. cozze. e. ostriche. In un izakaya! Uno di quei postacci probabilmente infestati da gokiburi grossi come passerotti! Figuriamoci, lo stesso chef sarà stato un gokiburi gigante.

“L’hamburger ben cotto o al sangue?” Gregor Samsa, sei proprio tu? Non sapevo che avessi intrapreso la carriera di cuoco!

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PP: Post di Prova, ovvero Dracula, ovvero neve di Sakura

Ehilà! Questo è un post inutile, sappiatelo. Sto pubblicando qualcosa solo perché lo staff di WordPress mi ha scritto che “uno strano codice impediva ai tuoi articoli di comparire nel feed reader, ma ora abbiamo risolto il problema!”. E così eccomi qui. Voglio vedere se è davvero tutto a posto come dicono o se devo continuare a farmi venire il nervoso nei forum di aiuto tecnico.

Cominciamo con le novità. Ieri sera – spinta da un paio di carissimi amici, che volevano verificare la mia forza d’animo – ho visto Dracula di Dario Argento. Probabilmente la visione mi ha provocato un aneurisma cerebrale, o qualcosa del genere. Non sto a fare una recensione perché non saprei neanche come definire il film… citando Fantozzi, direi “una cagata pazzesca”. Ma esaminiamolo in modo un po’ più tecnico.

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Il vincitore del “Sciroccati Contest” 2013… e i nuovi referrers from hell!

Salve, care/i! Come state?

Qui la vita sta prendendo una piega sempre più rosea. Sono di buonumore, lavoro senza ammazzarmi di fatica e approfitto delle temperature miti per uscire spesso. La primavera quest’anno è arrivata un po’ in anticipo. I susini sono già fioriti da una settimana e tra qualche giorno toccherà ai ciliegi. La scorsa settimana io, il dear hubby e la cara Akainatsuki volevamo andare al parco a goderci la vista dei susini, ma purtroppo una tempesta di sabbia ci ha rovinato i programmi. “UNA TEMPESTA DI SABBIA?! Hai cambiato spacciatore?”, vi starete giustamente chiedendo voi. No, il mio spacciatore è sempre quello di fiducia e avete capito benissimo. Il Giappone – lo ricordiamo – è il paese più sfigato del mondo: oltre a terremoti, tsunami, tifoni, monsoni e centrali nucleari che esplodono, ogni anno ci sono anche le tempeste di polvere asiatiche. Per la serie, non ci facciamo mai mancare nulla!

Tanto per darvi un’idea, domenica scorsa alle 2 del pomeriggio c’erano 20 gradi e un sole fantastico. Improvvisamente si è levato un vento gelido fortissimo e, 5 minuti dopo, il panorama fuori dalla mia finestra era questo.

L’Apocalisse! Sabbia gialla ovunque… mi sentivo tanto Lawrence d’Arabia.

Quindi niente: pomeriggio passato a casa a snocciolare parolacce e maledire il Giappone, la Cina, la Mongolia, il Kazakistan e il resto dell’Asia TUTTA. Per fortuna oggi, a distanza di 7 giorni, il tempo è piuttosto bello e tra qualche ora potremo andare a fotografare i susini… senza maschera antigas. Almeno si spera. Non si sa mai, eh: da quando vivo a Tokyo ho visto di tutto, ma in effetti mi manca ancora una pioggia d’asteroidi e non vorrei fare quest’istruttiva esperienza proprio oggi. Incrociamo le dita!

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Dell’essere un’attaccabrighe in Giappone

Tanti auguri a tutte le donne! E già che ci sono: auguri a Tokyo Hell, che oggi compie 1 anno! E’ ancora un blog fanciullo: gattona, sbava, piange e rompe gli zebedei al mondo… ma cresce. :D

E’ l’8 marzo e le temperature sono più miti: i susini sono fioriti, si sente già la primavera nell’aria. L’anno nuovo prosegue all’insegna della solidarietà. Coi giapponesi continuo a non andare molto d’accordo, ma ho trovato nuovi amici e amiche italiani che condividono il mio (triste) destino di espatriata, ho riallacciato i contatti con alcuni vecchi compagni d’infanzia-giovinezza e la mia ex-collega Adelina è tornata a Tokyo. Sono davvero contenta! Positività a parte, l’anno nuovo non scherza neanche per quanto riguarda follia & maleducazione. Se ricordate i miei post sui simpa-weirdo e sull’Uomo Pannocchia vi sarete già fatti un’idea, e sapete quanto mi piacciono gli elenchi… quindi ora lasciate che vi presenti la compilation 2013 degli sciroccati di Tokyo! Potrete votare il vostro preferito in fondo al post.

Bart Simpson (giallo come una mimosa, peraltro) sarà il testimonial di the best contest EVAH!

Buon divertimento!

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La raffinata arte del bentō passivo-aggressivo

Questo post salterà un po’ di palo in frasca, vi avverto – ambasciator non porta pena! Cominciamo col Tokyo Hell meteo: fa un freddo boia e i gelidi venti artici cominciano a darmi ai nervi. Per dire, l’altro giorno ho aperto la finestra e sono stata investita da raffiche di simil-bora. Mi sembrava di essere in Mongolia! Quando sono uscita per andare al lavoro faticavo ad avanzare e ci ho messo 5 minuti per fare 100 metri, imprecando tutto il tempo. Nel frattempo, piagnucolanti stormi di fanciulle cerebrolese scivolavano sui tacchi a spillo e venivano trascinate via nell’aere a chiappe scoperte.

Tokyo, 17 febbraio 2013. Un bello scatto dei salarymen e delle ragazze in tacchi di fronte alla stazione.

D’altronde siamo a febbraio, il mese più freddo dell’anno. I vetri ghiacciano, le bollette lievitano, la temperatura in casa scende finanche a 5 gradi, e io desidero ardentemente un kotatsu integrale che lasci spuntare solo la testa e le dita. Qualcosa di positivo però c’è: il San Valentino nipponico, una stupida festa in cui le donne si improvvisano pasticcere – mi dichiaro colpevole, Vostro Onore - e regalano cioccolato non solo all’amato ma a tutti gli uomini (perché, gesuddio?!), è passato. Alleluja! Anche quest’anno l’Onorevole Consorte ha ricevuto, in regalo dalle colleghe, chili di cioccolato che siamo andati avanti a mangiare per giorni e con cui abbiamo fatto 2 tortine. Ovviamente ci è venuto il cagotto, che ve lo dico a fare. Ma per fortuna ora è tutto finito. Ci rivediamo al White Day, bitches! :P

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Se una rondine non fa primavera… cosa fa un pulcino-condor?

Salve salvino, amicici!
Visto che il sondaggio dedicato al pulcino-condor ha riscosso un discreto successo, questo post sarà tutto dedicato ai risultati e alla situazione attuale Piermirca-Hagane vs. Maledetto pennuto rumoroso (& family). Mi dispiace se vi aspettavate grandi aggiornamenti o post culturali sul Giappone, ma non preoccupatevi – almeno non troppo: ho già altri due post in cantiere. Oggi mi va di parlarvi dei fatti miei. Inoltre le vostre risposte sono talmente belle e articolate che meritano un articolo a parte… e sì, lo ammetto: sono una lavativa che ha cominciato a giocare a Ruzzle. Dopo i risultati troverete, a grande richiesta, un altro dialogo di vita vissuta. Allora, pronti? Cominciamo!

I risultati:

1) Prendere per buona l’idea del dear hubby, ma con qualche modifica: mettere della frutta sul balcone e, appena il pulcino-condor entra in casa, scaldare il forno e pelare le patate. (14 voti)
2) Replicare agli stridi in modo perfettamente nipponico-passivo-aggressivo: stereo sul balcone e musica metal sparata a tutto volume. (13 voti)
3) Fabbricare una cerbottana e sparare dardi al curaro, stile ‘ndo cojo cojo. E’ la dura legge della natura: combattere o soccombere! (6 voti)
4) Chiamare subito un esorcista! Il pulcino-condor è chiaramente posseduto dal demonio, e i suoi strilli non sono che il principio dell’Apocalisse. (6 voti)
5) Approfittarne per esercitarsi con arco e frecce. E’ un nobile sport, anche Legolas approverebbe! (5 voti)
6) E’ tutto inutile. Meglio sopportare, usare tappi per le orecchie, farsi amico il pulcino-condor e cantare… cioè, strillare tutti insieme. Chiiiiirp! (4 voti)
7) Imparare ad apprezzare le orrende urla del pulcino-condor. In fondo non sono poi così male… ehm… ok, forse un po’… diciamo molto… ma si sopporta, no? NO. (2 voti)
8) Segare l’albero. Che importa se è l’unico nel raggio di un chilometro? Sottigliezze. Non è neanche un bell’albero, deve sparire. (1 voto)

(Qui il rapporto completo con grafico.)

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L’uccello (infernale) che girava le viti del mondo

Sì, lo ammetto. Mi piacciono gli uccelli.

Ora che ve l’ho servita su un piatto d’argento, chiarisco che parlo di PENNUTI. Cip cip cip! Questi animali con le ali, capito? :P Mi piacciono tutti, piccoli e grandi, dai domestici agli esotici ai rapaci. Trovo graziosi persino corvi e avvoltoi! Fu probabilmente il mio compianto zio a far nascere in me la passione per i volatili. Aveva riempito la casa dei miei nonni materni di merli, canarini, cocorite e inseparabili che cinguettavano tutto il tempo. Contagiata dal suo entusiasmo e con la voglia di emularlo, a 10 anni decisi di comprare anch’io un pappagallino. La mia scelta ricadde su una calopsitta, che chiamai Poldino.

Questo non è Poldino (ho trovato la foto qui), ma gli assomiglia davvero tanto. Lacrime di commozione.

Fu subito un grande amore. Poldino era proprio un bravo pennuto. Scagazzava come un elefante, ogni tanto mi beccava le dita e cercava di trombarsi la testa del mio coniglio di peluche (giuro!), ma era molto carino, intelligente e sensibile. Ricordava voci e melodie e ogni tanto cercava d’imitarle. Quando mi vedeva cinguettava e dondolava la testolina come se ballasse. Amava i semi di girasole e fare il bagno sotto al rubinetto. Amava anche le carezze sulla schiena, sul collo e sul pancino. A volte volava sulle mie spalle o su quelle di mia nonna, poi gonfiava il petto e si strusciava contro il nostro collo, nella speranza di scroccare qualche ghiotto boccone. Quand’era arrabbiato o perplesso arruffava tutte le piume e chiocciava, quand’era contento invece abbassava il ciuffo e fischiava dolcemente. Adorabile!

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Buon Anno! Ovvero: di festeggiamenti vari, lenticchie e osechi ryōri

Eccomi qui, puntuale come la morte e le tasse. Cioè, no… a dire il vero sono in ritardo di quasi una settimana, ma mi sembrava bello cominciare l’anno con una frase a effetto. ;)

In realtà a stupirmi con effetti speciali ci ha pensato il tempo di Tokyo, visto che lunedì ha nevicato tutto il giorno. La neve in città ha causato un prevedibile pasticcio: ritardi dei treni e panico per le strade – gente con le catene alla macchina che procede sgommando, i vicini che sciolgono la neve con l’acqua senza poi cospargere la strada di sale (segue immancabile formazione di lastrone ghiacciato), le solite deficienti in tacchi a spillo sul ghiaccio, eccetera. Poi per fortuna è arrivato il sole a sciogliere tutto, però per un paio di giorni è stato tutto bianco e magico!

Com’è andato il vostro Capodanno? Il mio l’ho passato a casa, malata e sofferente dal 24 al 31 dicembre, a tossire via i bulbi oculari e lamentarmi dei dolori al petto. Un classico caso di febbra, proprio come nei migliori romanzi romantici in cui la protagonista femminile alla fine schiatta di tisi… che settimana deliziosa! Non che sia cambiato granché: il Capodanno in Giappone non è giornata di gozzoviglie e party alcolici, ma di raccoglimento in famiglia. Generalmente lo si passa a casa, la sera prima di mezzanotte si va al tempio, poi si torna, si guarda un po’ di tv e buonanotte (i giovani vanno anche in discoteca e nei night club, sia chiaro, ma io parlo di Capodanno tradizionale). Praticamente è il Natale occidentale, insomma. E qui è una celebrazione talmente importante da meritare addirittura giorni di festa negli uffici, di solito dal 29 dicembre al 3 gennaio. Wow!

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Buone feste!

Ehilà, come ve la passate?

Oggi mi sento davvero di buonumore. Sono qui stravaccata sul divano, col joypad in mano e la tastiera nell’altra, ben sepolta sotto l’amato kotatsu… praticamente emergono solo le mani, sembra la scena di un film horror. Ho deciso di aggiornare il blog prima di mettermi a spadellare e sfornare leccornie per Natale, in collaborazione col dear hubby – la cucina è un loculo triste & oscuro e non ho nessuna intenzione di affrontare i preparativi da sola. Per fortuna sono in vacanza fino al 7 gennaio: ovviamente si tratta di ferie non pagate, ma almeno mi riposo. Dopo le ultime settimane, impegnatissime e fitte di lezioni, ci voleva proprio un po’ di pausa!

Quasi tutti i giapponesi (compresi alcuni miei amici italiani che lavorano in azienda, a cui mando un abbraccio di solidarietà) oggi sono al lavoro. Qui Natale non si festeggia, che ve lo dico a fare. Anzi, no, si festeggia… nel senso che già da 3 mesi ci sono luminarie ovunque e si vende di TUTTO in tema natalizio: cartoline / gadget / giocattoli / dolcetti / orsetti / cagnolini / Hello Kitty / stucchevoli Christmas Cake panna e fragole. Ma la cosa più buffa è che in Giappone – non si sa perché – la vigilia di Natale è considerata praticamente San Valentino: le coppie escono insieme, vanno al ristorante, poi tornano e fanno fiki fiki. Sul serio, i love hotel fanno affaroni nel periodo natalizio! Spero solo che il buon bambino Gesù ne sia felice. :lol:

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